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Il silicone è ormai ovunque in cucina: spatole, pinze, guanti, stampi, paraschizzi. Eppure rimane uno dei materiali più fraintesi. In negozio ci chiedono ogni giorno le stesse domande, spesso partendo da convinzioni sbagliate apprese in rete o da un'amica. In questa guida sfatiamo i sette falsi miti più diffusi sugli utensili in silicone, con esempi concreti e qualche indicazione pratica per scegliere e usare bene i tuoi strumenti.
Falso, e comunque non nel modo in cui si immagina. Il silicone alimentare di buona qualità resiste senza problemi tra i 230 e i 300 °C, ben oltre la temperatura di frittura casalinga (che raramente supera i 180 °C). L'olio di semi per friggere fuma a circa 200 °C: prima che il silicone ceda, il tuo problema è l'olio bruciato, non l'utensile.
Da dove nasce il mito? Dai casi di spatole economiche con inserti in plastica o manici non interamente in silicone, che degradano. È una questione di costruzione, non di materiale. Una spatola monoblocco come la Mastrad All Silicone Slim Spatula, dichiarata termoresistente fino a 300 °C, non ha parti che si staccano né deriva: tutto, dalla punta al manico, è silicone unico.
È il contrario: il silicone è uno dei pochi materiali sicuri per il rivestimento antiaderente. Le graffiature arrivano da cucchiai di metallo e da spine di legno tritate male. Una lama o un bordo in silicone morbido scivola sulla superficie senza incidere.
Attenzione però alla fotografia ingannevole: se la spatola ha un anima in acciaio rigido sporgente o un bordo plastico duro, quella parte può rovinare la padella. Verifica sempre che il silicone copra integralmente la parte che entra in contatto. Le spatole monoblocco Mastrad, ad esempio, nascono proprio per l'uso su pentole antiaderenti e barattoli alti, dove la punta flessibile raggiunge il fondo senza graffiare.
Qui c'è la differenza tra un acquisto felice e una delusione. Il silicone alimentare certificato è inerte, stabile e privo di odore; il silicone da sconosciuto venduto a prezzi irrisori può rilasciare odori chimici, imbiancare piegandosi e degradare col calore. Il test del pizzico resta un buon indizio: tirando e torcendo un silicone di qualità, non diventa bianco e non si marciano le pieghe.
Il secondo criterio è la progettazione. Il silicone si presta a soluzioni che la plastica e il metallo non permettono: apertura a una mano, chiusura a scatto, flessibilità controllata. Le pinze Mastrad Orka Quick Tongs ne sono un esempio perfetto: si aprono e si bloccano con un solo gesto, con teste in silicone che afferrano senza scivolare, e si lavano in lavastoviglie senza essere aggredite dal detersivo.
Quasi sempre vero, ma non per tutto. Spatole, cucchiai, pinze e guanti in silicone pieno reggono il cestello senza problemi. Ma i prodotti compositi — che uniscono silicone, acciaio, elettronica o guarnizioni — vanno trattati diversamente. Un guanto in silicone si sciacqua sotto l'acqua; un termometro con sonda elettronica no.
Esempio concreto: il Mastrad Pro Guanto da Forno Lungo 17" (43 cm) si pulisce semplicemente sotto il rubinetto, perché il silicone non assorbe grassi né odori. Il Meat°it 3, invece, è una sonda Bluetooth con tre sensori interni: la parte elettronica non va mai immersa, mentre la sonda si pulisce con attenzione. Leggere la scheda prodotto prima del primo lavaggio ti evita la recensione a una stella scritta troppo in fretta.
Il legno è bellissimo ma poroso, il metallo è preciso ma graffia e conduce il calore. Il silicone occupa il territorio dove nessuno dei due arriva: flessibilità, resistenza termica e gentilezza verso le superfici insieme. Prova a raccogliere una glassa da una ciotola curva con un cucchiaio di acciaio: lasci metà sul fondo. Con una spatola flessibile monoblocco, no.
E il calore? Un guanto di stoffa, appena appoggiato su una teglia bagnata, lascia passare il vapore e scotta all'istante. Il guanto lungo Mastrad in silicone è dichiarato anti-scottatura fino a 662 °F (circa 350 °C) ed è impermeabile al vapore, oltre che ambidestro: un gesto che gli alternative non sanno fare.
Un leggero odore al primo uso può dipendere da residui di produzione, non dalla tossicità del materiale. Il rimedio è semplice: lava l'utensile in lavastoviglie a ciclo completo o scaldalo in acqua per qualche minuto. Un silicone alimentare di qualità dopo questa cura non emana più nulla. Se invece l'odore persiste a distanza di settimane, o il materiale imbianca e diventa appiccicoso, allora hai a che fare con un prodotto scadente: cambia fornitore, non materiale.
Un punto correlato: il silicone non è plastica. Non contiene BPA né ftalati, e proprio la stabilità chimica ad alta temperatura lo rende preferibile alla plastica per gli utensili a contatto con padelle calde.
Il silicone è un materiale, non una funzione: la precisione resta compito di altri strumenti, e gli utensili in silicone vanno visti come parte di un sistema. Quando scaldi, impani e friggi, il silicone protegge e manipola; quando vuoi la certezza del risultato, servono misure. È esattamente il motivo per cui abbinare un buon set di utensili in silicone a un termometro come il Mastrad M° Classic 2 — con sonda e oltre 45 programmi di cottura preimpostati — trasforma il modo di cucinare carne e lievitati: nessuna congettura, solo temperatura reale.
Ricapitoliamo i criteri che contano davvero, una volta sfatati i miti:
Il silicone non è una moda né un ripiego: con i prodotti giusti è il materiale più adatto all'uso quotidiano su pentole moderne, per frittura, dolci e cotture ad alta temperatura. Scegli utensili monoblocco certificati, abbinali a uno strumento di misura quando il risultato conta, e smetti di dare per scontati i miti.
Aggiornato al 18 agosto 2026.
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